lunedì 29 novembre 2010

Arte e Storia.

Questa mia riflessione nasce da un lavoro che sto compiendo, di carattere storico e sociologico, su un episodio cruento della Resistenza altovicentina. Ma non è della Resistenza che adesso intendo parlare.
Mi è capitato tra le mani un paio di giorni fa un libro che possiedo da tempo, ma che non avevo ancora mai letto: "I racconti di Sebastopoli" di Lev Nicolaevic Tolstoj. L'opera - della quale nemmeno intendo parlare adesso, nello specifico - fu pubblicata tra il 1855 e il 1856 e si nutre in buona parte dell'esperienza biografica che lo scrittore fece sul fronte russo nella guerra di Crimea, guerra di cui il giorno della prima edizione praticamente si udivano ancora gli echi degli spari e il puzzo della polvere e dei cadaveri in decomposizione lasciati sul campo. Tolstoj aveva allora poco meno di trent'anni.
Mi è venuto da chiedermi dunque, abbinando due fatti che ovviamente nulla centrano l'uno con l'altro, che rapporto può esservi tra Arte e Storia. Cioè: può essere mai la prima trattata separatamente dalla seconda e viceversa? E ancora: può uno storico ritenere di aver ben compreso un periodo, di averlo ben analizzato, solo approfondendo anche fino al minimo dettaglio, con assoluta diligenza esaminando fino all'ultimo e minimo archivio, ma nulla sapendo dell'Arte del periodo che si fregia di conoscere? E uno studioso d'Arte può dire allo stesso modo di conoscerla senza apprendere di quell'Arte anche il contesto storico, quali avvenimenti influirono sulla vita almeno di chi la produsse?
Il mio parere è: no.
Mi pare infatti che uno storico che tralasci di conoscere l'arte di un periodo, lo faccia colpevolmente e si comporti come un giudice che guardi ai fatti senza conoscere l'animo dell'imputato (e quanti ce ne sono!), cosa l'abbia portato a compiere un'azione. Potrà essere il suo un lavoro lodevole dal punto di vista storiografico, con le sue belle date e i suoi bei nomi di re, così come lo sarà per la legge quello di suddetto giudice, ma rimarrà pur sempre un lavoro incompleto.
Anche un critico d'arte che non consideri la storia mi parrà scrutare un fantasma senza corpo.
Come potrà uno storico pretendere di conoscere realmente la guerra di Crimea senza leggere quanto ne scrisse Tolstoj in forma di racconto, che vi partecipò?
Come potrà realmente pretendere di capire i "Racconti di Sebastopoli" un critico letterario che non conosca bene la guerra di Crimea?
Come posso pretendere io di conoscere bene la Resistenza, io che non ho letto tutto di Fenoglio, almeno di Fenoglio? E della Resistenza altovicentina, io che non ho letto nulla, assolutamente nulla, di Meneghello?
Se la Storia è un corpo, l'Arte è il suo spirito.
Così come non ha molto senso curare il corpo senza badare allo spirito, mi pare sia assolutamente folle pensare di poter curare lo spirito laddove non esiste un corpo.

Nessun commento:

Posta un commento