lunedì 29 novembre 2010

Addio, Mario.

Apprendo da poco che Mario Monicelli è morto oggi, suicida, a Roma. Si è buttato dal quinto piano dell'ospedale S. Giovanni, in cui era ricoverato.
Di lui non ho visto molto, ma quel poco che ho visto, quei pochi suoi film che ho visto, mi sono rimasti dentro l'anima.
Quando lo vedevo comparire in televisione come ospite di questo o quel programma, col suo fisico asciutto, con la sua mente lucidissima nonostante l'età (aveva 95 anni), con le sue storie di vita da raccontare, con i suoi pensieri sempre acuti e mai banali, con la sua immensa cultura, quando vedevo tutto questo, mi dicevo che, sì, se si arriva così a quell'età, se fortuna vuole che si arrivi così a sfiorare il secolo di vita, così ci potrei anche stare. Altrimenti, no.
Mi dicevo che Monicelli raffigurava per me colui che vive sostenuto dalla cultura, dall'intelligenza, dall'obiettivo e dalla consapevolezza di poter dare ancora qualcosa di buono a questo mondo.
Forse avevo parlato troppo presto, forse non sapevo, forse m'ingannavo.
Forse questa consapevolezza d'un tratto gli è mancata. L'obiettivo no; voglio sperare ancora, ho bisogno di sperare ancora, che chi fa Arte questo obiettivo non possa smarrirlo mai. Ma forse, dicevo, gli è mancata la consapevolezza, e ha deciso di lasciarsi alle spalle 95 anni di vita e di genio lanciandosi nel vuoto.
Non so se quanto dico è stato vero nel suo caso.
Mi spiace solo di poter scrivere, da oggi, così:

                                                           Mario Monicelli (1915-2010)   

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