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lunedì 24 ottobre 2011

Nothing to remproach ourselves for - Niente da rimproverarci.

Come sia morto l'ex Raìs libico Muammar Gheddafi, lo scorso 20 ottobre, lo sappiamo bene tutti. I video girati dai telefonini dei ribelli sono stati pubblicati in rete alla spicciolata nei giorni e persino nelle ore successive la morte, e da lì sono stati poi diramati anche dalle televisioni di tutto il mondo. Rimane ancora da capire se questa morte vada ascritta ad un proiettile vagante durante lo scontro a fuoco oppure ad una vera e propria esecuzione a sangue freddo, pistola alla tempia.
Ciò che però stupisce sono le dichiarazioni del primo ministro della difesa britannico Philip Hammond, così riportate dalle Corriere della Sera: "Il giovane governo libico capirà che la sua reputazione agli occhi della comunità internazionale è stata un po' macchiata da quanto successo".
Tutto comprensibile, se non fosse che in un'altro articolo del quotidiano milanese, a firma di Guido Olimpo, si legge: 
 "I servizi di intelligence della Nato sapevano da settimane che Muammar Gheddafi era nascosto a Sirte. E – secondo indiscrezioni della stampa britannica – tenevano d’occhio le possibili vie d’uscita. Sul terreno c’era un piccolo nucleo di Sas (Special Air Service), i commandos britannici addestrati a operare dietro le linee nemiche, che assistevano le brigate di Misurata. Al loro fianco consiglieri del Qatar, il paese arabo che più ha aiutato gli insorti. Altri dati sulla possibile presenza del Raìs – ha aggiunto il settimanale Spiegel – sarebbero arrivati dagli 007 tedeschi: avevano scoperto che il Colonnello era a Sirte ma sembra non fossero riusciti a localizzare il rifugio. Anche se, con il passare del tempo, era chiaro che c’erano pochi posti dove potesse nascondersi"
Ecco che, d'improvviso, qualcosa più non quadra. A sapere dove si trovava Gheddafi - cioè, quanto meno, a Sirte - erano quelli della Nato, gli inglesi, i rinforzi del Quatar e persino l'intelligence tedesca. E' vero che in guerra due più due non fa sempre necessariamente quattro, ma risulta alquanto poco credibile che i primi a stanare il leader lealista siano stati i ribelli, impantanati da settimane anche a Bani Walid.
Attenzione, nessuno mette in dubbio che il defunto rivoluzionario verde sia stato ucciso da mano ribelle, vuoi per caso, vuoi per precisa intenzione. Ma chi è stato ad indirizzare sul posto giusto e al momento giusto quella mano? Ce lo spieghi pure il signor Hammond, se lo sa. 

"Migliaia a Bengasi: "La Libia è libera". Autopsia sul Raìs, spoglie ai parenti", Corriere della Sera, Redazione On line. http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_23/gheddafi-autopsia-sepoltura-giallo_e5f85826-fd4f-11e0-aa26-262e70cd401e.shtml

"Il Raìs a Sirte, gli 007 sapevano", Corriere della Sera, Guido Olimpo. http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_23/nato-007-gheddafi-olimpio_47f79ed8-fd64-11e0-aa26-262e70cd401e.shtml

giovedì 20 ottobre 2011

Sic transit gloria mundi?

 (Sirte, 7 giugno 1942 - Sirte, 20 ottobre 2011)


Dunque è finita. Gheddafi è caduto. Ci aspetta e ci aspettiamo una nuova Libia, pacificata e democratica.
E se invece fosse appena iniziata? Morto Gheddafi, le diverse anime del Cnt riusciranno a convivere? E per quanto? E siamo sicuri che le tribù fedeli al defunto raìs abbiano già riconsciuto una nuova Libia non gheddafiana? Perchè Gheddafi non lo resusciterà nessuno, siamo d'accordo, ma in ultima analisi amici e nemici non potranno non riconoscergli di aver difeso la sua terra, come diceva nei suoi messaggi audio degli ultimi tempi - "fino alla morte".
E la morte è arrivata, in tarda mattinata, primo pomeriggio. Non è ancora chiaro se sia morto in un conflitto a fuoco o, come dice di un ragazzo assumendosi la paternità del gesto, col cervello trapanato da un colpo di pistola.
Parliamoci chiaro; oggi le televisioni ce lo dipingono come un tiranno sanguinario, come il capo di uno stato di polizia. Certamente Muammar Gheddafi fu anche quello. E andava bene a tutti, quanto meno a molti. Ma fu anche per un certo periodo - non neghiamolo - una persona che il mondo guardò con interesse, quando tinse di verde la Libia con quella sua rivoluzione dai toni socialisteggianti, fatta, raccontano le cronache, senza sparare un colpo. Ci fu un periodo in cui la rivoluzione verde, l'ennesima fallita, significò qualcosa per qualcuno. E ora non dovremmo fare finta di dimenticarlo quando plaudiamo - giustamente! - alla vittoria dei ribelli sul tiranno, quando guardiamo i video del suo cadavere.
La rivoluzione verde è da oggi un buio passato da dimenticare. Il Cnt promette un futuro radioso. Lo speriamo tutti. Tutti speriamo in una Libia nuova, libera e democratica, non più verde. Ma attenti a non cercare questa Libia nell'immediato domani, perchè Gheddafi è morto coi suoi nella sua città natale, Sirte. E questo, c'è da pensarlo, molti non lo dimenticheranno così facilmente.